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Settimana di fuoco!
È successo di tutto...
Gli ultimi sette giorni sono stati letteralmente un uragano, scaturito in pochissimo tempo dall’unione di varie tensioni strutturali che ho spesso discusso nelle ultime analisi.
Tutto è partito dal Giappone.
Ti ho parlato della situazione critica in cui versa la sua economia, soprattutto nell’ultimo periodo in termini inflattivi per via delle gravi ripercussioni causate dal conflitto in Medio Oriente, motivo per il quale la Bank of Japan aveva già iniziato ad alzare i tassi, posizione che tutti pensavano avrebbe continuato a mantenere anche nell’ultimo meeting.
Così non è stato…
Venerdì la BOJ ha infatti lasciato i tassi invariati all’1%, e nel frattempo insieme al governo ha bruciato un record di 53 miliardi di dollari in riserve per comprare lo YEN e provare a rallentarne il crollo che negli scorsi giorni stava davvero arrivando a livelli preoccupanti, tanto che io stesso la scorsa settimana ero incredulo potesse continuare a indebolirsi molto in linea retta, benché il grafico lo stesse suggerendo.
Quando una moneta è molto debole, di solito la banca centrale alza i tassi di interesse, in questo caso però la BOJ aveva le mani legate per due principali motivi:
1. L’enorme debito pubblico Giapponese oltre il 250% del PIL
2. E soprattutto il carry trade da difendere per evitare un rovinoso crollo dei mercati globali, e principalmente statunitensi
Per questo hanno preferito provare a sostenere lo YEN intervenendo massicciamente sul cambio, e quindi vendendo dollari.
Questa è però una “soluzione” temporanea ed estremamente costosa che non può essere protratta a lungo, che tra le altre cose fornisce anche due importantissime conferme, relativamente al fatto che si stia facendo l’impossibile per ritardare (o forse evitare? non credo…) una pesante correzione sui mercati e che questa scelta sia non solo imposta ma addirittura forzata principalmente dagli Stati Uniti tramite numerosi mezzi.
Sì perché se già era palese, come ho spesso discusso, che Trump stesse cercando in ogni modo di influenzare positivamente i mercati, in questi ultimi giorni abbiamo avuto la conferma definitiva:
Infatti l’intervento valutario non è stato effettuato solo dal Giappone ma, per la prima volta dal 2011, anche il Tesoro Americano è intervenuto direttamente vendendo euro per comprare YEN!
Questo è un evento estremamente rilevante sotto molteplici aspetti, ed innanzitutto perché se il tesoro ammette ufficialmente che è intervenuto sul mercato valutario (ed anche in modo atipico, ovvero vendendo euro invece che dollari), diventa più che legittimo chiedersi se non stiano intervenendo anche su altri mercati quando e come più gli conviene.
Il primo pensiero in questo senso va ovviamente ai metalli preziosi (vedi il blow of top di gennaio, quando la narrativa contro il dollaro come riserva globale aveva raggiunto un pericoloso consenso) e vedi anche il folle comportamento assunto negli ultimi mesi dal prezzo del petrolio (in particolare con il crollo di giugno, quando l’inflazione americana era arrivata a livelli preoccupanti).
Insomma, la volontà di tenere tutto sotto controllo nonostante oggettivi limiti strutturali è palese, il problema è che si tratta di un tentativo per avere sia la botte piena che la moglie ubriaca…
A dimostrarlo è l’enorme differenziale che si è creato gli scorsi giorni tra il dollaro e i rendimenti dei titolo di stato a lunga scadenza:

Prima dell’intervento sullo YEN, che ha pesantemente compromesso il dollaro contro ogni altra valuta indebolendo dunque il DXY, si è anche verificato infatti un altro importantissimo evento, che ha fatto proseguire prepotentemente a rialzo tutti i rendimenti americani.
Mi sto ovviamente riferendo alla discutibilissima decisione della FED di non aumentare i tassi subito e continuare con la politica attendista applicata finora.
La considero una decisione oltremodo discutibile (e non sono certo l’unico a pensarla in questi termini considerata soprattutto la reazione degli yield in questi giorni…) perché il mercato obbligazionario negli scorsi mesi aveva già mandato un messaggio chiarissimo relativamente al fatto che i rendimenti a lunga scadenza stessero salendo eccessivamente in maniera incontrollata e avessero dunque bisogno di una netta presa di posizione restrittiva da parte delle FED, non di un’altra pausa…
Warsh ha motivato la scelta asserendo che il mercato stava già facendo il lavoro al posto della banca centrale, riferendosi al fatto che i rendimenti stessero appunto già salendo da soli senza un aumento indotto dalla FED.
Motivazione abbastanza discutibile che più che altro ha sapore di una scusa per nascondere motivazioni politiche ed un chiaro intento di rimandare l’inevitabile il più possibile.
Come ha anche dimostrato il mercato che, successivamente alla decisione della FED, non solo non ha visto gli yield stabilizzarsi ma continuare incontrollatamente a rialzo superando di netto prezzi che non si vedevano dal nefasto 2007, che per giunta coincidono anche con la resistenza che a fine 2023 ne aveva frenato la corsa fino ad oggi consentendo la ripresa a rialzo dei mercati:

Questo è un netto segnale di sfiducia verso la capacità o la volontà della FED di controllare davvero l’inflazione, e non è un caso infatti che la votazione al FOMC non fosse unanime in favore di Warsh, con ben 3 voti in favore di un aumento immediato dei tassi.
Cosi come non è un caso che le probabilità di un rialzo a settembre siano ora salite al 72%

La scelta di Warsh è solo una pezza per prendere tempo, prima o poi la Federal Reserve sarà costretta a intervenire in modo diretto.
Non si possono contemporaneamente salvare borsa e mercato obbligazionario…
Uno dei due deve cedere, e storicamente si è sempre scelto di raffreddare la prima per tenere sotto controllo i rendimenti dei titoli di stato, perché quando questi ultimi salgono troppo e in maniera incontrollata (esattamente come sta avvenendo ora) è un chiaro segnale che il mercato non si fida più del tutto della banca centrale e della sostenibilità dei conti pubblici…
Per questo sostengo che sia un netto tentativo di prendere tempo piuttosto che di avere concretamente sia la botte piena che la moglie ubriaca, anche perché non è possibile!
La domanda dunque, come al solito, è a mio avviso:
“Quanto tempo ancora possono resistere?”
Un altro evento estremamente rilevante avvenuto sempre la scorsa settimana potrebbe aver fornito un chiaro segnale sulla possibilità che i tempi siano finalmente maturi per vedere una sana correzione sui mercati.
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