Il dado ormai è tratto?

Analisi settimanale:

Buongiorno.

Quella che stai per leggere è l’analisi di mercato che propongo ogni lunedì con l’obiettivo di darti una panoramica di ciò che è accaduto sui mercati ed aiutarti a capire come ragionare per formare il tuo bias rispetto ai movimenti futuri, sia a lungo che a medio-breve termine.

NB: Questa NON è una “sala segnali” né una fonte di consigli finanziari. Tutto ciò che leggi rappresenta esclusivamente il mio punto di vista operativo, basato su anni di esperienza personale. L’obiettivo è offrirti uno spunto concreto per migliorare la tua capacità di analisi e prendere decisioni autonome, non di ragionare al posto tuo o dirti cosa fare. Il fine di questa rubrica è educativo, non prescrittivo.

Situazione Generale:

Nessuna buona notizia rispetto alla scorsa settimana, anzi, in questi giorni le condizioni hanno continuano a deteriorarsi in molteplici ambiti, salvo un improbabile recupero nel fine settimana che però non ha minimamente cambiato le carte in tavola.

Innanzitutto le magnifiche sette sono andate in grossa difficoltà, in particolare Google e Tesla, rendendo piuttosto evidente quanto ho sottolineato varie volte nelle ultime analisi, ovvero che l’intera corsa all’AI è foraggiata da un enorme debito e folli aspettative sul futuro, e che si tratta a tutti gli effetti di un enorme e rischiosissima scommessa.

Infatti anche le big tech stanno ormai diventando attività che richiedono sempre più capitale per sostenere la narrativa dell’intelligenza artificiale, e ne stanno spendendo più di quanto ne generino, minando la loro liquidità ed abilità di produrre utili, ovvero gli unici punti forza che, dalla dot-com ad oggi, le hanno fatte diventare ciò che sono.

Questa non è una mia ipotesi, era già chiaro da tempo ma la scorsa settimana è stato fugato qualunque possibile dubbio, soprattutto con Alphabet (Google) che, per la prima volta nella sua storia, ha registrato un flusso di cassa negativo:

Bada bene, questo non significa che aziende enormi come Google stiano sbagliando e facendo il passo più lungo della gamba, sono troppo solide per fallire, ma non abbastanza da potersi permettere di non investire pesantemente nell’AI.

Ergo più che altro sono esposte al rischio che i ritorni arrivino più tardi del previsto, che i costi restino alti più a lungo e che nel frattempo il prezzo delle azioni soffra.

Chi invece non si può davvero permettere questa scommessa sono le tante società di medie e piccole dimensioni che negli ultimi anni hanno puntato tutto sull’AI, così come gli investitori che ovviamente si aspettano ritorni importanti nel breve periodo.

Inutile dire che sia altamente improbabile aspettarsi che la narrativa AI produca i risultati sperati prima che le aspettative irrealistiche vengano spazzate via insieme ai partecipanti più deboli che speravano nel grande colpo…

Questa è a mio avviso la lettura più razionale che si possa fare al momento, perché è indubbio che stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica dall’altissimo potenziale, così come è fuori discussione che, emergendo come assoluta novità, negli ultimi tre anni abbia portato il mercato tutto a trovarsi oggi in una condizione estremamente traballante e rischiosa per chiunque lo affronti con sconsideratezza.

Credo che siamo molto vicini alla resa dei conti, ovvero a quel periodo in cui la realtà si fa spazio tre le false speranze riportando l’equilibrio necessario prima di una concreta e solida ripartenza.

Esattamente come successo durante la dot-com bubble, e in altre occasioni della storia.

Tuttavia, nonostante nelle ultime due settimane in particolare abbiamo assistito a un primo vero indebolimento netto della narrativa AI, non credo che sia immediatamente pronto per una prepotente espansione a ribasso.

I motivi principali sono due, soprattutto di natura tecnica -che tratterò tra poco- e anche speculativa, infatti la settimana appena passata è stata una delle pochissime (e forse anche la prima) dall’inizio del conflitto ad oggi in cui a mercati aperti si è verificata l’escalation e solo dopo, a mercati chiusi, un netto passo indietro.

Questo a mio avviso è stato un tentativo, riuscito, di mantenere stabili i mercati e non far peggiorare la situazione immediatamente, e va da se dunque che non ci siano ancora le condizioni per portare il mercato in “full bear mode”.

In ogni caso, bando alla ciance e vediamo subito la situazione nel dettaglio sui grafici:

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