MACRO-ECONOMIA

Analisi sulla situazione attuale e possibili rischi futuri

Il 2025 è un anno cruciale, soprattutto se parliamo di macro-economia.

Il perché l’ho discusso spesso, l’ultima volta nell’analisi del 30 dicembre, oggi come promesso approfondirò l’argomento con questo articolo dedicato in modo da spiegare bene la situazione e, spero, fugare ogni dubbio che tu possa avere a riguardo.

Il tetto del debito è uno dei temi politici più importanti in America (e di riflesso in tutto l’occidente) al momento, lo è in realtà da sempre ma in particolare dal 2023, quando si è presa le decisione di sospenderlo fino a gennaio 2025, ecco perché ne sto parlando proprio ora.

Partiamo con ordine:

Il "debt ceiling" è il massimo importo di denaro che il governo può prendere in prestito per finanziare le sue operazioni e far fronte ai suoi obblighi finanziari.

Negli Stati Uniti il governo finanzia le sue operazioni attraverso le tasse e i titoli di stato (bonds), da un po' di tempo il governo Americano spende più di quanto guadagna, questo li ha portati ad accumulare miliardi di debiti.

Perché è importante?

Se viene imposto un tetto al debito e questo viene raggiunto, il dipartimento del tesoro non può più emettere titoli di stato, ergo non può raccogliere il denaro necessario a finanziare il deficit e consentire al governo di operare correttamente in quanto le tasse e le altre entrate da sole non sono sufficienti a finanziare la spesa totale.

Se il governo non ottiene questi soldi il motore si inceppa e si rischia il default.

Queste considerazioni ti fanno capire sia perché questo sia un tema di cruciale importanza sia perché un anno e mezzo fa hanno deciso di sospendere il tetto, riuscendo a far procedere tutto bene fino ad oggi.

Tuttavia c’è un MA grande quanto una casa.

In quanto questa non è una soluzione magica, l’altra faccia della medaglia è che se il debito viene lasciato crescere indefinitamente si rischia comunque il default!

Infatti l’assenza di un limite al debito erode la fiducia nei titoli di stato, spinge la richiesta di rendimenti più alti e aumenta il costo di finanziamento del governo.

Se non interrotta, questa dinamica è insostenibile e crea una spirale negativa che costringe lo stato a destinare una fetta sempre più ampia del bilancio al pagamento degli interessi, trascurando tutte le altre spese essenziali al corretto funzionamento della società.

Ergo ci si ritrova nella stessa identica situazione di prima.

Apparentemente non c’è una soluzione perché a prescindere da cosa si scelga di fare si incorre comunque nel rischio di default, tuttavia fino ad oggi gli USA sono sempre riusciti a trovare l’equilibrio e mandare avanti la baracca grazie all’egemonia del dollaro ed in generale al ruolo dominante dell’America a livello globale.

Grazie alla loro posizione unica infatti gli USA possono ancora permettersi di accumulare debiti che sarebbero insostenibili e folli per qualunque altra nazione, tuttavia non sono invincibili!

L’equilibrio che ha permesso a tale sistema di funzionare finora è davvero molto fragile, sostanzialmente siamo costantemente appesi ad un filo e nel prossimo futuro (già a gennaio come dichiarato nel 2023, e comunque entro giugno 2025) si dovrà prendere l’ennesima decisione cruciale a riguardo, e potenzialmente anche quella che potrebbe distruggere tale equilibrio.

Ecco perché questo è un tema di cruciale importanza sempre ma soprattutto al momento.

Il 27 dicembre il segretario del tesoro Americano ha detto:

Attualmente il Tesoro prevede di raggiungere il nuovo limite tra il 14 e il 23 gennaio, momento in cui sarà necessario che il Tesoro inizi ad adottare misure straordinarie.

J.Y

Tali “misure straordinarie” in ogni caso non possono risolvere il problema, ma solo tirare l’ennesimo calcio alla lattina e, come se non bastasse, non sono nemmeno date per scontate, infatti Yellen ha dovuto ribadirne l’urgenza e la necessità!

Molto dipenderà anche dalla politica che deciderà di imporre Trump, che il 7 gennaio ha dichiarato di voler che il congresso estenda il tetto del debito perché non vuole vedere la nazione andare in default.

La decisione come ho già detto verrà presa entro giugno 2025, questa è la data fissata per le deadline.

Trump a dicembre ha anche insistito per l’eliminazione del tetto del debito prima della scadenza del mandato di Biden, pretesa a dir poco folle che fortunatamente è rimasta insoddisfatta ma che potrebbe invece essere accolta in futuro una volta che sarà effettivamente al potere, nonostante in passato abbia sempre ricevuto il no dall’alla repubblicana!

Il perché di tale capriola è ovvio, in primis la scadenza del sospensione del tetto è fissata tra il 14 e il 23 gennaio, ergo proprio nel periodo del suo insediamento il 20 di questo mese, ed in secondo luogo Trump ha promesso di ridurre le tasse senza tagli alle spese ma questo riduce le entrate e aumenta la necessità dei prestiti, facendo lievitare il debito!

Capisci bene dunque che in ballo ci sono tantissimi interessi, sia politici che economici e non necessariamente ogni decisione presa dal governo USA è funzionale ed evitare il default.

Tuttavia bisogna dire che in generale la capacità degli Stati Uniti di evitarlo è stata finora fenomenale, grazie soprattutto a questi tre punti di forza strutturali:

  • Centralità del dollaro

  • Economia robusta e innovativa

  • Flessibilità politica e monetaria

Nonostante questo, l’equilibrio non è eterno e non è garantito!

Ogni anno che passa senza affrontare il problema strutturale del debito rende il sistema più vulnerabile a shock esterni e aumenta il rischio di un fallimento sistemico.

In ogni caso nessuno può sapere se e quando quest’ultimo avverrà, ma soprattutto cosa accadrebbe nel concreto qualora avvenisse, dal momento che sarebbe uno scenario inedito nella storia!

Per questo motivo trovo utile rifarmi all’azione del prezzo, perché quel poco che è certo è che qualora si dovesse mettere in moto il domino per il default certamente i mercati lo mostrerebbero in anticipo.

Prima di passare all’analisi dei grafici chiave ritengo è utile avere ben chiare quali potrebbero essere le più probabili cause scatenanti di un default statunitense:

1. Perdita di fiducia nel dollaro o nei bond del tesoro a causa di scelte politiche considerate troppo azzardate e rischiose

2. Concorrenza da parte di un’altra valuta come lo Yuan o peggio eventuale moneta del BRICS

3. Cigno nero di qualunque genere su scala globale o anche di forte impatto per gli USA

4. Rallentamento strutturale dell’economia americana con rapporto tra debito e PIL a esagerato sfavore di quest ultimo

5. Polarizzazione politica estrema con conseguente incapacità di trovare un accordo adeguato sulle politiche fiscale

6. Crescita esponenziale degli interessi sul debito

Non è possibile prevedere se e quali di queste cause porteranno al default, ma è possibile monitorane lo stato sfruttando l’azione del prezzo, che come dovresti sapere è l’unico parametro in grado di ovviare alla mancanza di informazioni da insider e/o vedere i primi segnali prima che la frittata sia ormai stata fatta.

A questo scopo, i grafici da monitorare (oltre ovviamente a quelli dei tuoi investimenti) sono i seguenti.

US10Y e US02Y:

Fondamentali per avere una misura della percezione del rischio e della fiducia degli investitori nei confronti dell’economia statunitense.

Un aumento rapido può indicare preoccupazioni per la sostenibilità del debito pubblico o per politiche fiscali percepite come eccessivamente espansive.

Al contrario una diminuzione repentina indica una fuga verso i beni rifugio, con gli investitori che comprano obbligazioni per proteggersi da rischi di mercato, oppure aspettative di crescita economica più lenta.

La curva dei rendimenti data dalla differenza tra US10Y e US02Y è particolarmente importante al nostro scopo, se si inverte con l’US02Y che supera l’US10Y indica la possibile recessione imminente.

Di quest’ultima te ne ho parlato spesso (trovi la spiegazione dettagliata qui) e quindi sai bene che nell’estate del 2024 tale inversione è già avvenuta:

Questi eventi si dipanano su time freme elevati quindi non stupirti se da allora nonostante l’inversione i mercati abbiano continuato a salire, non c’è nemmeno un’assicurazione che accada una crisi, in ogni caso può succedere tranquillamente vari mesi dopo l’inversione (vedi 2007) o anche prima (come nel 2000).

DXY:

Non poteva mancare in questo elenco, è una diretta misura della forza del dollaro rispetto alle più importati valute globali ed in generale della forza dell’egemonia statunitense.

Un aumento indica una maggiore domanda di dollari, spesso associata a periodi di incertezza o crisi globale, in cui gli investitori cercano rifugio nella valuta di riserva mondiale.

Un calo molto importante su time frame elevati invece potrebbe segnalare una diminuzione della fiducia nel dollaro, potenzialmente legata a un aumento del debito, a decisioni politiche controverse o a una competizione crescente da parte di altre valute (come una possibile moneta dei BRICS), ed anche ad una riduzione della domanda globale per i bond del tesoro.

Non è un caso che, proprio a novembre 2024, il DXY abbia rotto a rialzo il macro-range che lo teneva in stallo sin dal 2022, riportandolo a 110 mentre l’US10Y si è riportato sopra la resistenza macro al 4.69% e mentre si è verificata l’inversione di cui ti parlavo prima.

Il messaggio è molto chiaro, l’incertezza è dilagante ed al momento riguarda più che altro una possibile recessione dovuta alle politiche monetarie restrittive fatte in questi ultimi anni, più che alla paura di un default tecnico degli stati uniti, che francamente considero improbabile in per tutte le 6 possibilità descritte tranne quella imprevedibile di un cigno nero che lo scateni.

Lo dimostra il fatto che il dollaro stia salendo molto proprio in questo periodo, in quanto è chiaro che è ancora considerato dominante e sicuro.

Se invece dovesse iniziare a correggere pesantemente e culminare con la rottura del trend rialzista partito nel 2008 allora sì che sarebbe un’indicazione per un possibile default USA.

Al momento però è super bullish e ha ancora spazio di crescita almeno fino ai $116, tuttavia è saggio tenerlo costantemente sotto osservazione, in particolare se dovesse perdere i 100.39:

SPX e QQQ:

Questi ETF rappresentano i principali indicatori della fiducia degli investitori nei settori tradizionali (SPX) e tecnologici (QQQ).

In particolare il QQQ è molto sensibile ai cambiamenti nei tassi di interesse, dato il peso delle aziende tecnologiche che dipendono dalla disponibilità di capitale a basso costo.

Entrambi presentano forti divergenze bearish in time frame molto elevati, ed in particolare l’SPX, che tra le altre cose è stato per ora rifiutato negli HTF dalla trend line ascendente partita nel lontano 1929 (in azzurro), che almeno per il momento non sembra avere alcuna intenzione di superare:

Il riferimento principale al momento sono i $5669, persi quelli dal settimanale in su le cose potrebbero iniziare a complicarsi.

Sul QQQ invece sono i $484:

XLI:

È l’ETF che da una misura del settore industriale, spesso è anche un anticipatore dell’economia, ovvero tende a muoversi prima di molti altri indici in risposta al reale stato economico statunitense e globale.

Non è un caso che questo abbia già chiaramente iniziato a rompere il bullish trend settimanale chiudendo varie candele sotto i 133.41, tuttavia sarebbe azzardato dichiarare già un bear market, ma se dovesse essere rifiutato dai 135.7 e poi ritornare sotto il low a 130.45 allora la probabilità aumenterebbe considerevolmente:

XAU:

Ovviamente in questo elenco non poteva mancare l’oro, bene rifugio per eccellenza.

E sarà un caso che nell'ultimo anno e mezzo abbia fatto una corsa formidabile fino ai $2800?

Altra conferma che l’insicurezza sia alle stelle, e forse che molto insider sanno qualcosa che noi non sappiamo!

Qui comunque la situazione tecnica è un po’ più complessa, infatti nei 3 mesi il gold sta chiaramente faticando a rompere la trend line partita nel 1980 e non è poi così improbabile la possibilità di un top, soprattutto se il DXY continuerà ad aumentare:

Scendendo di time frame è comunque evidente come il top non sia affatto scontato, anzi, l’oro sta resistendo bene sopra la zona più importante di domanda tra $2633 e $2657, qualora chiudesse una settimanale sopra i 2697 confermerebbe il prevedente bull trend, ergo la preoccupazione per lo stato economico attuale.

Se invece dovesse crollare sotto i $2583 allora si potrebbe iniziare a valutare davvero l’idea di un macro top, che se concretizzato segnalerebbe anche un chiaro miglioramento delle condizioni economiche in favore soprattutto dei mercati più rischiosi, crypto comprese.

Conclusioni:

Il 2025 si prospetta un anno decisivo per l’economia globale e per l’esito dell’attuale bull-run ancora in atto sia su tradizionali che crypto.

Come già sai il mio parere -puramente speculativo e non operativo- è da tempo che il mercati possano trovare il top tra novembre 2024 e gennaio 2025, vedremo se sarò smentito o meno, tuttavia i più accaniti lettori ricorderanno anche che il 12 giugno 2024 avevo dettagliato anche un altra possibilità in questo articolo:

Lo cito in questa occasione perché mi da modo di farmi e farti ragionare anche sull’altra possibilità tra le più probabili, ovvero che questa bull-run si estenda -lentamente e con molte lateralizzazioni, come da suo stile finora del resto- fino a metà ed anche fine 2025, e che il vero “disastro” possa quindi interessare il 2026.

Come al solito non possiamo prevedere cosa accadrà, il mercato fa come gli pare, ma lascia delle indicazioni che noi possiamo riconoscere ed utilizzare per agire in tempo e gestire al meglio i nostri investimenti.

Ovviamente ti terrò costantemente aggiornato con le mie analisi settimanali, se non vuoi perdetele valuta di abbonarti al costo di soli due caffè a settimana:

Prima di salutarci, tempo fa mi è stata fatta questa domanda che ho riservato a questo approfondimento perché collegata all’argomento:

Come mettere al sicuro gli investimenti (non solo Crypto) in caso di depressione finanziaria?

Beh, la risposta è molto semplice e mi scuso in anticipo se apparirà scontata ma le uniche parole chiave qui sono azione del prezzo e diversificazione!

Ne ho parlato tantissime volte, la prima è l’unico mezzo concretamente utile a vedere in tempo i primi segnali negativi, quindi a reagire adeguatamente riducendo l’esposizione.

La seconda è sacrosanta sempre ma può essere applicata diversamente in base alle inclinazioni del singolo, in ogni caso -a mio avviso- sarebbe buon senso esporsi soprattutto cash in banca (poco in stable), possedere oro fisico auto-custodito o meno e reinvestire un 10/20% dei profitti nel proprio business (o altrui, ma solo se di fiducia!) o ad esempio nell’immobiliare.

Queste indicazioni si adattano soprattutto con un portafoglio da sei cifre o superiore, ma è bene diversificare a prescindere anche solo per abituarsi a farlo!

Ovviamente la diversificazione deve essere sia costante che dinamica, in particolare per l’esposizione su cash e oro che dovrà essere gestita in base a quanto sta comunicando l’azione del prezzo.

Non c’è una ricetta magica, ed anche diversificando devi essere pronto a perdere una piccola parte del tuo portafoglio, è inevitabile soprattutto se capitano eventi del genere, l’obiettivo realistico è fare in modo che sia lieve e non comprometta irrimediabilmente il tuo portafoglio.

Grazie per aver letto fino a qui e per il tuo supporto, spero che questo approfondimento ti abbia chiarito le idee e ti sia stato utile.

Ci sentiamo lunedì prossimo, a presto

CB.

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