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Vicolo Cieco.
Analisi settimanale:
Stiamo assistendo in diretta alle pesanti incrinature del sistema finanziario globale, enormemente indebitato e ormai appeso a un filo.
Il Giappone continua a essere l’epicentro di tutto e nell’ultima settimana la sua condizione è peggiorata, mentre le autorità -principalmente statunitensi- hanno continuato in ogni modo a tentare di prendere tempo.
A nulla è servito il primo intervento degli States dopo trent’anni per salvaguardare lo YEN, o i 160 miliardi di dollari spesi dalla BOJ nel 2026 (di cui 90 solo negli ultimi 10 giorni…), ogni singolo intervento è stato quasi riassorbito nel giro di pochi giorni, e i rendimenti dei titoli di stato giapponesi a 2 e 5 anni hanno ormai raggiunto livelli che non si vedevano da 30 anni.
Come ho già detto nelle scorse analisi, questi interventi sono temporanei e funzionano solo fino a quando si spendono le riserve, MA in primis queste non sono infinite e in secondo luogo sono principalmente detenute in dollari con i titoli di stato americani e, come ci hanno dimostrato pochi giorni fa, gli States non possono consentire che vengano vendute massicciamente…
L’unica alternativa che rimane per stabilizzare lo YEN è aumentare drasticamente i tassi, ma non è comunque praticabile perché ogni intervento in questi termini non farebbe altro che alzare il costo del debito (già alle stelle) e inoltre la maggior parte dei titoli di stato Giapponesi sono detenuti dalle più grandi compagnie assicurative del paese, nonché dalla stessa Bank of Japan.
Quindi alzare ulteriormente i tassi adesso significherebbe far colare a picco il valore di questi titoli e, soprattutto per quanto concerne le compagnie assicurative, questo è uno scenario che non si possono assolutamente permettere.
Anche perché -guarda caso- proprio la scorsa settimana le stesse hanno dichiarato perdite irrealizzate record pari a 96 miliardi di dollari, ergo sono già in grossa difficoltà e un aumento dei tassi le costringerebbe molto probabilmente a vendere i loro titoli, cosa che spingerebbe ancora più in alto i rendimenti e causerebbe perdite ancora più grandi…
Insomma, il Giappone è in grossa difficoltà e ha sostanzialmente la spalle al muro.
Questo è un enorme problema che ci interessa direttamente come investitori perché dimostra che il modello utilizzato negli ultimi 30 anni, che ha concesso di ottenere in prestito quasi gratuitamente denaro dal Giappone e reinvestirlo su tutti i mercati (principalmente quelli rischiosi), è al momento a durissima prova e molto probabilmente prossimo alla sua fine.
Ed è anche uno dei principali motivi per cui per cui la FED ed il tesoro americano in questo periodo stanno tentando in ogni modo di rallentare il rientro di capitali in Giappone, oltre che provarle tutte pur di rimandare quanto più possibile l’aumento dei loro tassi di interesse.
Infatti fino a quando la differenza tra i tassi giapponesi e quelli americani sostiene il carry trade, il Giappone rimane in pericolo, ma i mercati globali (soprattutto statunitensi, dove la maggior parte dei soldi presi in prestito tramite YEN sono investiti) restano a galla.
Dal momento però che Tokyo è ormai arrivata al punto di non ritorno, è necessario ridurre gradualmente il carry trade (e forse smantellarlo) minimizzando al massimo l’impatto sui mercati e sulle economie.
Per questo l’America si sta sforzando tanto in questo periodo, in particolar modo per tenere i rendimenti a bada e quindi non alzare i propri tassi di interesse, perché più questi aumentano, più il carry trade riprende forza e, di conseguenza, più lo YEN si indebolisce ed il Giappone rischia il collasso.
Capisci bene quindi che si trovano tra l’incudine ed il martello.
È un vicolo cieco!
Come dicevo in apertura, il Giappone è l’epicentro e quanto appena dettagliato ha ripercussioni su tutto il sistema finanziario globale, vediamo esattamente perché e quali nello specifico:
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