La fase di incertezza e insensatezza apparente che sta caratterizzando i mercati ormai da tempo, continua a persistere inducendo molti investitori a scommettere sull’esito più ambito o temuto, piuttosto che affrontarla con la dovuta razionalità.
Anche in quest’ultimo caso però risulta comunque difficoltoso capire esattamente cosa sta succedendo e come sfruttare la situazione a proprio vantaggio, o, almeno, in che modo evitare di farsi travolgere.
Sì perché anche valutando l’unico parametro oggettivo a nostra disposizione, ovvero il prezzo, troviamo certamente utili indicazioni su come sia meglio essere posizionati (o meno) in questo momento, ma nemmeno questo riesce per ora a fornire una lettura univoca.
In questo momento infatti, come accennavo la scorsa settimana sui social, abbiamo una configurazione rialzista contemporaneamente:
Sul dollaro
Sui rendimenti di tutte le nazioni occidentali
Sul petrolio
Sui principali indici
Su Bitcoin
Sulla stragrande maggioranza degli asset legati alla narrativa AI
Condizione questa che, abbinata alla netta configurazione ribassista sui metalli preziosi, senza ombra di dubbio è incoerente ed atipica, e che mi ha costretto a pormi la domanda con cui ho titolato questa stessa analisi:
Chi sta mentendo?
Non che sia obbligatorio rispondere, come vedremo nei dettagli tecnici tra poco basta seguire il prezzo, ma la ritengo comunque una domanda essenziale che è bene porsi sia per provare a capire cosa sta succedendo sia, in una certa misura, per commisurare adeguatamente la propria allocazione sul mercato, a partire ovviamente da quella negli asset/settori sopra citati.
Quello che ci troviamo ad affrontare è un regime ibrido, in cui motivazioni fondamentali diverse stanno spingendo in direzioni diametralmente opposte, nessuna delle quali sembra prevalere per il mercato.
Ebbene, il nodo della questione, a mio avviso, lo si trova analizzando in particolare le prestazioni di oro, dollaro e rendimenti, secondo le quali non c’è alcun dubbio che il mercato sia seriamente preoccupato per la capacità dei governi di gestire la crisi inflattiva, la fiscalità e il debito ed anche il rischio geopolitico.
Infatti, nonostante le varie notizie positive della scorsa settimana, e in particolare:
L’annuncio del G7 relativo al rilascio delle riserve europee di diesel ed il conseguente dietrofront di Trump sullo stop alle esportazioni
Così come anche i dati PCE statunitensi sull’inflazione di agosto al di sotto delle aspettative (ricordo che il PCE è la metrica essenziale per la FED per decidere come gestire i tassi)
I rendimenti in particolare hanno continuato a salire riassorbendo in pochissime ore qualunque narrativa in loro sfavore, con l’US30Y che ha chiuso una trimestrale molto bullish (marubozu) superando addirittura i massimi del 2004:

Il discorso è anche peggiore se restiamo in Europa, perché la decisione del G7 segnala chiaramente che la situazione della crisi energetica è tutt’altro che risolta o poco grave come tanti si sforzano ancora di dipingerla, perché i dati sull’inflazione sono stati superiori alle previsioni passando dal 3.2% di agosto al 3.8% attuale e soprattutto perché la condizione altamente instabile della Francia rappresenta di fatto un rischio per tutta l’euro zona (estrema instabilità politica e conti pubblici molto fragili, che hanno spinto i rendimenti a 10 anni oltre livelli che non si vedevano dal 2002…)
Questo ha ovviamente sfavorito pesantemente l’euro contro il dollaro, ora al -7.63% nel 2026, con il DXY che è tornato a spingere prepotentemente a rialzo rompendo nettamente l’ultima resistenza macro dei 101.33, riconfermando il bull-trend e portandosi sempre più vicino al mio target principale dei 103.5 che attendo ormai da un anno:

Nel frattempo l’oro, come faccio notare sin da gennaio, ha continuato a perdere terreno e, in un periodo di forte instabilità in cui si presuppone debba invece fungere da ancora di salvataggio, si trova invece in un netto bear market e minaccia di scendere sotto i 4000 dollari, in particolare qualora dovesse perdere anche la zona di supporto tra i 4065 e i $4007

Insomma, nonostante i mercati resistano bene per il momento, non ci sono dubbi che quelle degli asset appena descritti siano performance nettamente in sfavore del rischio e altamente in favore della protezione da esso.
La forza estrema dei rendimenti e del dollaro, unita alla debolezza dell’oro, è infatti un netto segnale riguardo al fatto che il mercato stia preferendo in maniera importante la protezione assoluta poiché il rischio percepito è estremamente elevato.
Queste non sono affatto condizioni favorevoli per stock e crypto, e considerando che nessuno sviluppo contrario riesce a fermare la forza dei rendimenti e del dollaro, credo che siano proprio questi a stare mentendo al momento.
Se la pressione continua ad aumentare, necessariamente chi ha debiti o posizioni in leva verrà costretto a vendere molto in fretta e avrà anche difficoltà a trovare liquidità, ovvero si scatenerà quello che viene chiamato “liquidity event”, distruttivo soprattutto per gli asset rischiosi ma in generale per ogni cosa tranne il dollaro.
In ogni caso, questa non può essere una previsione né mi sto basando su di essa per prendere decisioni sul mio portafoglio.
Se il prezzo segnala forza e crea opportunità allettanti come sta facendo in più ambiti al momento il mio approccio è espormi e restare esposto di conseguenza, anche se su posizioni apparentemente contrastanti e insensate.
A comandare è sempre e solo il prezzo, vediamo quindi tutti i dettagli per capire come sfruttare ogni mercato/asset a nostro vantaggio senza lasciarci trasportare dalla visione ottimista o pessimista, e tutti i riferimenti da tenere in considerazione al momento.
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