Mentre i mercati vengono interamente guidati dalle paure e dalle aspettative legate al mondo dell’intelligenza artificiale, l’America ha confermato indirettamente che la crisi energetica andrà avanti almeno fino a metà 2027 e l’Europa è sempre più in difficoltà.
Avrai infatti sicuramente saputo che Trump, senza l’approvazione del congresso, la scorsa settimana ha finalizzato un accordo con Putin che consente una licenza temporanea del Tesoro per importare diesel russo fino ad aprile 2027.
Mossa incongruente con le pesanti sanzioni applicate finora alla Russia, che ad altro non serve se non ad allentare la tensione sui prezzi del diesel e del petrolio per qualche altra settimana, fino alle mid-term, questo non lo dico io, Trump ha espressamente dichiarato di voler evitare qualunque genere di scontro fino alle votazioni del 3 novembre.
Considerando dunque che si tratta di un espediente temporaneo previsto oltre il Q1 del 2027, è ovvio assumere, come già ampiamente discusso per altri motivi in queste analisi, che non ci sia alcuna intenzione di terminare il conflitto in medio oriente nel breve periodo, ergo che la crisi energetica andrà ancora avanti per almeno sei mesi.
E infatti il petrolio regge bene oltre i $100 e continua a seguire lo scenario in azzurro che ho delineato ormai più di un mese fa, avendo appena chiuso la settimanale più alta da metà maggio oltre il riferimento bullish dei $102.67; fino a quando resta sopra questo livello di prezzo la possibilità di un attacco dei 108.43 con conseguente spinta verso i $115.55 rimane lo scenario più probabile:

E l’Iran nel frattempo non resta ovviamente a guardare buono e tranquillo, anzi, proprio stanotte ha minacciato di distruggere le infrastrutture tecniche americane in Medio Oriente (che comprendono data center, cavi sottomarini per internet, e strutture per l’intelligenza artificiale dal valore complessivo di oltre 2000 miliardi di dollari) qualora ci dovessero essere nuovi attacchi americani (dopo le mid-term).
L’ultima e più importante conferma arriva poi ancora una volta dai rendimenti a lunga scadenza e in particolare l’US30Y, che sì, in seguito alle ultime mosse di Trump giovedì ha corretto in maniera netta (complice anche e soprattutto l’asta che ha venduto 22 miliardi al 5.6% senza grossi problemi) ma che il giorno prima ha raggiunto un livello che non si vedeva dal 2002, e che tuttora si trova sopra i massimi del 2004:

Il nuovo record dell’US30Y è rilevante soprattutto se consideriamo che nel 2002, ovvero l’ultima volta che il prezzo è stato al 5.73%, l’inflazione era tre volte inferiore a quella di oggi e soprattutto i mercati erano già in enorme difficoltà al -31% dal picco della dot-com bubble.
Oggi invece questi ultimi stanno di fatto stampando nuovi massimi storici nonostante la situazione sia di gran lunga peggiore, il motivo è ovviamente legato alla narrativa AI che, come ho già avuto modo di dimostrare molte volte negli ultimi mesi, sta di fatto sostenendo interamente i mercati.
Ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione la scorsa settimana, quando si è verificata un’importante correzione a seguito dell’annuncio da parte del Financial Times riguardo alle aspettative di ricavi di OpenAI nel 2026, stimate per 50 miliardi piuttosto che i 70 attesi.
Te ne sto parlando per dimostrare in primis che i mercati hanno reagito solo ed unicamente a questo sviluppo legato al mondo AI, mentre sono rimasti sostanzialmente neutrali per quelli legati a fattori macro economici e geopolitici; ed anche per ribadire che i mercati sono letteralmente appesi all’amo dell’intelligenza artificiale, come ti dicevo anche la scorsa settimana riguardo al rame, basta che le aspettative vengano definitivamente disattese e si rischia concretamente che salti l’intero mercato azionario globale.
Se i rendimenti non crescono seguendo le -folli- aspettative del mercato, per forza di cosa ci sarà una correzione, che in particolare riguarderà -eventualmente- il settore hardware piuttosto che quello software.
Questo inoltre non è l’unico rischio che stiamo correndo al momento, infatti l’Europa, già in netta difficoltà per via della crisi energetica, sta continuando a subire pesantemente anche la complessa condizione francese.
Vediamo dunque tutti i riferimenti sui grafici per capire come proteggersi e sfruttare al meglio queste condizioni di mercato.
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