Quanto successo negli ultimi sette giorni ha messo pesantemente in discussione -ancora una volta- la salute della narrativa AI, e quindi del mercato intero dal momento che è solo questa ad averlo tenuto a galla finora nonostante la complessa condizione macroeconomica e geopolitica.
Chiunque investa sui mercati in questo momento si sta dunque facendo la stessa domanda:
È davvero finita?
La “bolla” dell’intelligenza artificiale sta davvero esplodendo e trascinerà tutti i mercati con se in un rovinoso bear-market? Oppure che ci attende?
Premesso che non possa esistere un responso certo, è essenziale porsi queste domande e cercare di trovare delle risposte sensate con annessi riferimenti del prezzo che possano aiutarci ad affrontare al meglio questo folle periodo di incertezza.
A mio avviso la chiave per leggere adeguatamente la situazione non coinvolge solo l’ambito dell’AI ma va ad espandersi anche in quello macroeconomico, e in parte l’ho già discussa.
In questi mesi infatti ho spesso fatto notare come la narrativa AI si stesse reggendo grazie a debiti colossali e aspettative di rendimento stellari, e in particolare a fine agosto ho collegato questa condizione a quella dei titoli di stato statunitensi, soffermandomi sulla convenienza che stessero iniziando ad avere in termini di rendimento rispetto alla stragrande maggioranza delle grandi aziende americane:

Ebbene, gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno confermato questa lettura.
In primis abbiamo avuto la conferma ultima che la narrativa AI sia appunto sorretta da montagne di debiti ed aspettative altrettanto enormi:

A fornirla è stata CoreWeave, un’azienda che affitta potenza di calcolo a varie società che sviluppano nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
Quest’azienda è lo specchio dell’intera narrativa AI, in quanto ha sì molti clienti ma è in perdita netta ed è pesantemente indebitata; proprio per questo quando tra martedì e mercoledì i suoi titoli di debito sono rovinosamente crollati insieme alle azioni, si è scatenato il panico che ha poi innescato un effetto cascata su tutto il comparto tech.
Quanto successo con CW ha fatto capire a molti investitori (soprattutto i big, non parliamo di retailer) che il modello a debito su cui si è sviluppata la narrativa AI negli ultimi anni potrebbe non essere così sostenibile come credevano.
Contemporaneamente sono anche stati pubblicati i dati CPI americani che hanno confermato la spinta inflattiva superando le aspettative, e poco dopo anche l’indice dei prezzi alla produzione PPI, ancora più negativo rispetto alle aspettative.
Inutile dire che questo abbia fatto temere un proseguimento dell’attuale politica monetaria restrittiva alimentando ulteriormente la paura già presente sui mercati; tuttavia i timori legati alla narrativa AI hanno di gran lunga prevalso, infatti i rendimenti a lunga scadenza sono calati nettamente:

Questo collegamento è estremamente rilevante perché è il filo conduttore che consente di leggere a dovere il reale stato dei fatti.
Infatti i rendimenti calano se c’è un forte acquisto di titoli di stato, che vengono acquistati prepotentemente soprattutto quando i mercati sono in forte stress, in quanto considerati la mossa più sicura per preservare il capitale.
Questa è dunque stata un’ulteriore conferma che la situazione in ambito AI sia tutt’altro che rosea, così come che al momento la preoccupazione per la salute della narrativa AI supera di gran lunga quella della spinta inflattiva e quindi della crisi energetica.
La spinta inflattiva comunque persiste e resta un problema più che concreto, se l’inflazione cresce significa che l’economia regge lo stress e questo genera una spinta a rialzo sui rendimenti e forza le banche centrali a restare restrittive.
L’unico modo per ridurre i rendimenti in queste circostanze resta dunque una forte correzione sui mercati, esattamente come abbiamo visto accadere la scorsa settimana su piccola scala.
In altri termini, a meno che questo non sia davvero l’inizio dell’esplosione della bolla AI e a patto che la condizione macroeconomica e geopolitica non migliori improvvisamente, resta altamente probabile che i rendimenti dei titoli di stato (di tutto l’occidente) continuino a salire e che i mercati lateralizzino in un range macro, come stanno facendo ormai da maggio 2026.
Esattamente lo scenario che ho discusso in particolare a fine agosto e che ho citato oggi in apertura.
In queste circostanze, per chiunque sia esposto sui mercati, diventa dunque vitale in primis tenere ben presente ciò che sta realmente succedendo e soprattutto avere ben chiari tutti i riferimenti essenziali per capire quale delle due strade il mercato sceglierà.
Se il crollo “salvifico” (come spesso visto in passato) o il nuovo paradigma economico con gli interessi alle stelle.
Vediamo dunque quali sono tutti i riferimenti essenziali e come sfruttarli a nostro vantaggio:
Questo era solo un assaggio…
La versione completa contiene:
Narrativa AI e semiconduttori: c’è un grafico che da luglio guardo più di tutti gli altri. La scorsa settimana ha fatto esattamente quello che temevo, e ora un solo livello separa una correzione ordinata da qualcosa di molto peggio
Analisi S&P 500, NASDAQ, DXY e rendimenti: perché gli indici stanno ricalcando la conformazione della dot-com e qual è il livello che separa la lateralizzazione da un crollo rovinoso
Analisi Petrolio: venerdì, pochi minuti dopo la chiusura dei mercati, è successo qualcosa di estremamente rilevante che può cambiare le carte in tavola per i mercati
Analisi specifica di Bitcoin: perché la sua resistenza al crollo tech potrebbe non essere un buon segno quanto sembra, e tutti i riferimenti per capire se il bull-market regge e il livello sotto il quale esco da entrambe le mie posizioni spot
Analisi OTHERS + 4 altcoin, e come mai per me ora non vale la pena rischiarci soldi sopra
Analisi di 7 stock: come la mia allocazione ibrida mi ha permesso di guadagnare mentre il 99% del mercato perdeva soldi la scorsa settimana, su quali settori ed asset sono esposto al momento più tre nuove opportunità che si sono appena presentate
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